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Mentoniera

Solitamente la mentoniera è realizzata in ebano, ma può essere anche di plastica, palissandro, bosso, legno di rosa, olivo, sorbo, acero, ed attualmente anche fibra di carbonio. Alcuni utilizzano un fazzoletto da posizionare tra questa ed il mento, in commercio si trovano cuscinetti in silicone ed altri ritrovati che possono migliorare la stabilità del mento ma anche il comfort contribuendo a ridurre l’antiestetico callo. Teniamola ben pulita e disinfettata, eviteremo così arrossamenti e “bubboni”. Fu probabilmente introdotta da Louis Spohr¹ (1784-1859) e rappresentò una vera innovazione e rivoluzione: la migliore stabilità dello strumento favorì l’evoluzione della tecnica. L’ideale sarebbe farsela fare su misura in quanto è la principale responsabile del caratteristico callo sotto il mento, evitabile – quantomeno nelle sue più fastidiose evoluzioni – con una mentoniera adatta alla nostra postura e fisiologia nonché alla forma mascellare. Nella maggioranza dei casi è collocata a sinistra della cordiera, ma si trovano e sono molto utilizzate anche mentoniere ancorate a cavallo della cordiera ma posizionate a sinistra ed altre che stanno proprio a cavallo della cordiera; quest’ultime cambiano un po’ la postura dello strumentista. Viene ancorata al violino attraverso uno o due piedini serrati attraverso un ferretto che consente di girare la madrevite; di solito sono di ottone nichelato ma è possibile trovarne anche di galvanizzati con metalli diversi come argento e oro oppure realizzati in acciaio o titanio, più indicati per chi avesse allergie ai metalli. Sotto la mentoniera e sui piedi dei ganci si trova un piccolo spessore di sughero o gomma siliconica che fa cuscinetto perché non si rovini la vernice. La mentoniera deve essere ben salda al violino ma non eccessivamente serrata, in particolare quelle ancorate a sinistra potrebbero deformare le fasce. Controlliamo periodicamente la sua stabilità e soprattutto la sua pulizia.

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Ludewig Spohr, compositore, violinista e direttore d’orchestra, fu probabilmente anche il primo ad utilizzare la bacchetta anziché l’arco per dirigere l’orchestra (1820) e ad introdurre le lettere di riferimento in partitura.